La comunicazione e i silenzi del potere

Bene la democrazia diretta, ma se presa a piccole dosi. Dopo la denuncia, per fare il salto di qualità i casi devono diventare politici

Chi, come me, ritiene che la comunicazione non debba essere uno strumento di potere, ma uno straordinario mezzo di democrazia, non può che essere contento della situazione che c’è a Cesena, al di là delle forme tradizionali che ci sono nei social network. A prescindere dalle idee e dai valori espressi, in città c’è una buona vivacità. Ci sono diverse iniziative. Fra l’altro è probabile che nel breve/medio periodo ne partano delle altre.

 

Diverso il discorso sul rispetto delle idee diverse. In questo caso il confronto tende a radicalizzarsi e, quindi, si arriva alla “demonizzazione” (passatemi il termine anche se è un po’ forte e non del tutto consono alla realtà) di chi la pensa diversamente. È un peccato, perché confrontarsi partendo da posizioni diverse è forse l’arricchimento maggiore che ci possa essere.

Cesena – (Photo credits: https://www.flickr.com/photos/ziowoody/)

Un errore che non va fatto, invece, è quello di pensare che la comunicazione possa essere una forma di democrazia diretta, strumento, quest’ultimo, molto importante, ma che andrebbe preso a piccole dosi. Compito della comunicazione è quello di proporre delle istanze. Argomentare nel modo più corretto e documentato possibile. Poi deve essere la politica a decidere se farsene carico o meno. È per quello che non mi scandalizzo (so già che per quello che sto per affermare verrò criticato) se il sindaco non risponde agli ulteriori quesiti posti da Faggiotto sul caso Conad.

 

Il caso ora deve fare il salto di qualità. Deve diventare politico. E può succedere solo che chi di competenza (consigliere comunale) se ne farà carico e presenterà una o più interpellanze che permetterebbero di pressare l’amministrazione comunale. Al di là del caso specifico, quest’ultimo è un problema che ho rilevato più di una volta. È successo spesso che interessanti notizie siano rimaste lettera morta perché la politica non se ne è fatta carico.

 

Se permettete provo a fare un esempio, uno dei tanti. Io ho sempre ritenuto troppo impattante il parcheggio multipiano realizzato di fronte al Caps. Era sufficiente raddoppiare o, al limite, triplicare i posti auto esistenti. Sul Corriere l’ho scritto più volte e nessuno se ne è interessato. Poi, quando sono partiti i lavori, in molti si sono stracciati le vesti e sono nati i comitati. Ma ormai era tardi.

https://www.flickr.com/photos/ziowoody/

Cesena – Palazzo del Capitano (photo credits: https://www.flickr.com/photos/ziowoody/)

C’è da dire che, dal mio punto di vista, errori di valutazione​ sulla cosiddetta democrazia diretta li ha fatti anche l’amministrazione comunale. Mi riferisco soprattutto a “Carta bianca”. Stiamo parlando di uno straordinario strumento di partecipazione diretta, ma che non può diventare lo strumento di confronto. Essendo anziano, forse ho una visione stantia della politica, ma ritengo che non si possa fare a meno del confronto con gli organi intermedi. Per qualcuno è consociativismo. Non è vero.
Confrontarsi significa esprimere la propria posizione di un determinato problema. È chiaro che non può essere la stessa della controparte. In questa fase i rappresentanti degli organi intermedi potrebbero fare loro anche le istanze sollevate nelle varie forme di comunicazione. Poi, è chiaro, ci possono essere diversi livelli di evoluzione. Si può restare ognuno sulle proprie posizioni, oppure si possono emendare i punti dai quali si era partiti.

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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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