Cesena non diventi terra di conquista

Vigilare affinché i futuri proprietari della Carisp investano in zona i soldi della raccolta. Il territorio ha già dato. Non potrà accettare niente altro

Ancora non è scattata l’ora X, ma ogni giorno che passa la Cassa di Risparmio di Cesena è sempre meno cesenate. Ieri c’è stata l’assemblea dei soci che ha approvato una modifica allo Statuto che rischia di essere la pietra tombale per la rappresentanza territoriale. In futuro potranno presentare proprie liste di candidati solo gli azionisti che da soli o insieme ad altri rappresentano almeno il dieci per cento del capitale. Siccome il Fondo detiene il 95 per cento delle quote è facile immaginare come andrà a finire: addio rappresentanza territoriale.

Però il vero problema è un altro: il piano industriale. Di quello non si parlerà mai a Cesena e, forse, neppure a Parma. L’impressione è che gli input arriveranno direttamente dalla Francia. E se fosse così potrebbe essere un problema.
Le banche locali hanno due compiti: supportare l’economia e produrre utili da restituire sul territorio. Dimentichiamoci gli utili. Ora la fondazione ha una quota minima e i quattro milioni annui distribuiti nei tempi d’oro non ci saranno più. Resta il supporto all’imprenditoria.


È chiaro che il riferimento è alle piccole o piccolissime aziende. Quelle che hanno sempre rappresentato il nostro tessuto imprenditoriale. È chiaro che nessuna banca avrà difficoltà a finanziare aziende come Orogel, Technogym, Trevi, Apofruit o Amadori. Diverso il discorso se il richiedente è una azienda piccola o piccolissima e sottocapitalizzata come lo sono la stragrande maggioranza delle nostre imprese. In quel caso diventa importante la conoscenza diretta, ma non è sufficiente. Dipende quali indicazioni sono arrivate dalla direzione generale. Se il funzionario ha l’ “ordine” di applicare rigorosamente i vincoli imposti da Basilea le nostre aziende avranno grossi problemi.
E questo non può essere accettato. In nessun modo. Noi abbiamo già dato. Se, come sembra,  Crédit Agricole / Cariparma rileverà la Cassa di Risparmio di Cesena farà un affare. La banca è stata ripulita dai debiti, il Tier 1, dato che indica la solidità, è molto buono, e i costi di gestione sono diminuiti grazie ai tagli fatti al personale. Il tutto grazie solo ai sacrifici del territorio. I manager arrivati da altre parti d’Italia hanno fatto solo i tagliatori di teste. A pagare sono stati gli azionisti che di punto in bianco si sono visti azzerare o quasi il portafoglio che avevano. Adesso, però, basta. Non si potrà accettare che Cesena diventi terra di conquista.


Nonostante la crisi, il nostro continua ad essere un territorio ricco. Quindi appetibile per un istituto di credito in quanto la raccolta continua ad essere buona. Però la stragrande maggioranza di quei soldi dove restare sul territorio. E adesso ha un solo modo per farlo: finanziare l’economia.
Questo vale per la Carisp. Ma anche per la ex Brc e per eventuali future operazioni che potrebbero riguardare l’ex banca di Cesena. E il compito di vigilare spetta anche e soprattutto alla politica. È vero, come hanno scritto il sindaco e i parlamentari locali, che la politica deve stare fuori dalle scelte che riguardano gli istituti di credito. Ma è altrettanto vero che la politica è un osservatorio privilegiato e ha il dovere di verificare e, eventualmente denunciare, se il territorio non sarà rispettato.

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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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