L’eredità di Biasini

Romano Fabbri ricorda il leader del Pri

CESENA. Ieri (otto luglio) era il dodicesimo anniversario della scomparsa di Oddo Biasini, figura che nel Pri, in particolare in quello di Cesena, resterà sempre viva. Romano Fabbri ricorda che nell’estate del 2017 si tennero a Cesena due commemorazioni per il centenario della sua nascita. Entrambe a Cesena. Una a maggio organizzata da Paese Novo-Associazione di Democrazia Laica e l’altra a luglio in occasione dell’apertura della Festa de La Voce Repubblicana di Martorano. Quest’ultima diede spunto a un ragionamento di Davide Giacalone  incentrato su Oddo Biasini e l’Europa.  Affermava infatti: «Biasini aveva ben chiaro che il problema del Paese fosse tutto nell’esplosione del debito pubblico. L’Italia tra il 1950 e il 1970 ha un rapporto tra debito e PIL intorno al 35%. È un Paese che fa crescita senza emettere debito, senza svalutazione. Un Paese in cui i meriti venivano premiati. Ma dal 1973 in poi inizia il declino (oggi il rapporto è 150% sul PIL). Per Oddo Biasini  la prima cosa da fare era abbattere la spesa pubblica. Abbattere il debito. Perché le risorse che vanno a gonfiare la spesa pubblica  sono risorse sottratte alla creazione della crescita e alla creazione di nuova occupazione. Biasini aveva chiarissimo quel che poi sarebbe accaduto. E come segretario del Partito Repubblicano Italiano ribadiva la scelta e la collocazione europeistica e atlantica del Paese. Un Italia forte in un’Europa più forte…». Continuava Giacalone nel 2017 «Oggi dobbiamo dire a gran voce che l’Europa è la soluzione dei problemi e non è, come usano dire troppi, la causa dei problemi. Per Il Partito Repubblicano Italiano dell’epoca l’Europa rappresentava il naturale sbocco di un processo che nasce con Mazzini. Era ben chiaro si trattasse di un progetto di civiltà…»

Inoltre

A Oddo Biasini si deve una visione organica e progressista di un progetto di riforma della scuola. Egli fu presidente di un’imponente commissione. Il documento conclusivo di quella che fu chiamata la Commissione Biasini (con la presenza di esperti internazionali) rimane a tutt’oggi un esempio di ampissima visione. Un progetto molto ramificato e moderno. Al centro di tutto c’è l’esperienza educativa concepita come scambio umano e paritario tra studenti e docenti. Docenti che devono essere sempre protagonisti di un aggiornamento professionale che non riguarda soltanto i “saperi” ma le metodologie tutte del vivere la pedagogia come strumento scambievole e momento di crescita per tutti. La consapevolezza del veloce mutar della società deve vedere la scuola istituzione salda e in “movimento”, capace di essere punto di riferimento per i giovani e i loro, sempre diversi, bisogni e desideri. Una scuola capace di scoprire e valorizzare i talenti. Introducendo, infine, un sistema di valutazione che non si limiti a essere selettivo sulle nozioni, ma che sia in grado di effettuare valutazioni ad ampio spettro coinvolgendo l’intera istituzione scolastica superiore. Un progetto immane, quel documento. Studiato in tutti i particolari. Ancora “avveniristico”, diremmo. Il progetto sulla scuola è la sintesi della visione tutta, la missione di cambiamento della società, dell Oddo Biasini politico, insegnante e uomo.

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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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