La guerra in Iran ha rilanciato l’sos energetico. Per cercare di evitare problemi con le forniture del gas, Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, si è rivolta all’Algeria. Soluzione criticata da Ferdinando Cotugno sul Domani. Il giornalista ritiene che bisognerebbe puntare sulle rinnovabili. E cita uno studio di “Ecco”, think tank dedicato alla transizione energetica e al cambiamento climatico.
In effetti “Ecco” sostiene che nell’arco di dodici mesi, l’Italia potrebbe sostituire in modo strutturale oltre l’85% del fabbisogno di gas dal Qatar attraverso rinnovabili, efficienza energetica ed elettrificazione dei consumi. Per il restante 15%, poi potrebbe far ricorso alle infrastrutture di importazione esistenti, sfruttando la capacità rimanente e la cattura delle perdite di gas, senza ricorrere a nuovi contratti né a ulteriori investimenti in nuove infrastrutture o nuovi giacimenti.
Lo stesso articolo sostiene che, in generale, la riduzione della domanda di gas è l’unica soluzione per la sicurezza energetica ed economica del Paese. Ma, sottolinea, che il confronto tra obiettivi di Governo e politiche abilitanti evidenzia ritardi sistematici che rendono urgente un cambio della politica energetica italiana.
In effetti i segnali non sono rassicuranti. Nel 2025 sono stati messi in esercizio circa 7,2 GW di nuova capacità rinnovabile. Adesso copriamo oltre il 41% della domanda elettrica. Nel 2024 erano stati messi in esercizio 7,4 GW di rinnovabili, il 3,9 per cento in più. Quindi c’è stata una diminuzione che potrebbe sembrare minima. Ma c’è chi dà una lettura critica. Per l’Anev il trend 2025 è qualcosa di più che una semplice oscillazione congiunturale. Per l’associazione che rappresenta i produttori eolici, è la sirena di un allarme che non va silenziato e che è diretta conseguenza di anni di “politiche incerte, normative contraddittorie e ostacoli amministrativi”.
Per quello ritiene che il dato del 2025 debba essere letto come un avvertimento e che ignorarlo significherebbe accettare passivamente l’idea che l’Italia non sia in grado di sostenere una transizione energetica all’altezza delle sfide che ha di fronte. Secondo Anev siamo in tempo per raddrizzare il trend, ma solo se avremo il coraggio di intervenire subito. In caso contrario, il rischio è trovarsi, tra pochi anni, a fare i conti con obiettivi mancati, costi più elevati e un sistema energetico ancora troppo dipendente dalle fonti fossili.
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