15 Aprile 2026
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Da danzatrice professionista a presidente di CNA Impresa Donna Reggio Emilia: Ilenia Azzato racconta il passaggio generazionale, tra mondi che parlano linguaggi diversi.

Come si sta tra due generazioni? Spesso, un po’ stretti, come in una terra di mezzo in cui regna l’incertezza e il linguaggio ondeggia tra schemi opposti e, a volte, non conciliabili. Poi ci sono le eccezioni, come Ilenia Azzato, presidente del Comitato Impresa Donna CNA Reggio Emilia. A 13 anni è già sul palco del Teatro Regio di Parma come danzatrice e da lì arrivano i primi contratti importanti che la portano in Germania. Fino al 2020: la pandemia chiude le porte ai teatri e Ilenia deve prendere una decisione. E torna a casa. In azienda ci sono il padre e il fratello maggiore. E lì per lei, forse il posto non c’era ancora. Almeno, così credeva. La Voce in Capitolo di questa settimana è la sua.

Un sogno di bambina che diventa realtà e poi ad un certo punto finisce. Come si affronta un momento del genere?

La realtà ti cambia la vita. Per me è stata la pandemia. Ma devo dire che fino al 2020 il mio lavoro di danzatrice mi ha dato ogni possibile soddisfazione. Certo, se non ci fosse stato il blocco, avrei continuato ancora per qualche anno. Invece ho dovuto reagire a una sterzata improvvisa e mi sono fermata a pensare: non ero più molto giovane e anche il fisico non era più così performante. Quello è stato il momento giusto per lasciare e tornare in Italia. La mia entrata in azienda non era prevista. Avevo avuto qualche breve esperienza, tutte le volte che c’era da trattare con un fornitore straniero avevo fatto da intermediaria, trovando la soluzione più adeguata. Però non c’era nulla di stabile. Il rientro in Italia è stato difficile. Per un certo periodo ho pensato di continuare la mia preparazione fisica ma in Italia non trovavo strutture adeguate per professioniste, almeno nella zona in cui sono. Con il mio compagno abbiamo deciso di intraprendere una nuova strada.

Come è stata la tua entrata in azienda?

Mio padre aveva deciso di trasformare l’azienda in una Srl e poi c’era mio fratello per la parte operation. Entrambi avevano gestito l’attività durante la pandemia, quando i singoli trasportatori potevano viaggiare. Mancava una figura amministrativa di collegamento che potesse dare fluidità al lavoro e prendersi cura di tutte le pratiche che servono. Il mio passaggio generazionale è iniziato da lì.

Parliamo di comunicazione e di linguaggio. Che difficoltà hai affrontato nella comunicazione interna, tra una generazione e l’altra?

Mio fratello ha 13 anni più di me.  Abbiamo un’autista donna che è tra le due generazioni, gli altri sono della generazione tra mio papà e mio fratello.  Ho fatto una scelta: mantenere un linguaggio tecnico da amministrativa, spiegandolo di volta in volta. La differenza tra mio padre e me sta proprio in questo: lui è sempre stato un operativo che poi ha sviluppato l’azienda, ma il suo linguaggio è rimasto il medesimo.

Che ruolo hai in azienda e quali passi hai dovuto fare per conquistare autorevolezza?

Il mio ingresso è stato graduale e poi pian piano il ruolo è diventato indispensabile. Non è stato affatto semplice, prima di tutto perché sono donna. L’essere accettata è passato attraverso la dimostrazione di competenze. In questo la mia esperienza di ballerina mi è stata utile. In tutto il percorso mio padre mi ha sostenuto, mi ha dato la possibilità di dimostrare e quando ha capito che la mia gestione era corretta, si è fidato.

Nel 2023 sei entrata nel CDA di Transcoop. Come sei arrivata a fare questa scelta?

Di fatto è un’elezione, ci si candida e poi, se si ottengono voti sufficienti, si viene eletti. La candidatura è una scelta personale mossa dalla volontà di portare la propria visione ed il proprio valore aggiunto nell’amministrazione della cooperativa. La parte difficile è arrivata quando sono entrata a far parte del gruppo. Inizialmente ero perplessa, non sapevo bene come affrontare questo ruolo che è un’assunzione di responsabilità, il mio voto vale quanto quello degli altri. Le persone che lo compongono appartengono alla generazione in cui si è prima di tutto operativi e su quello si costruiva esperienza. Due mondi diversi, il mio e il loro, tra operatività e gestione. Invece, ho trovato un’apertura che non mi aspettavo, mi hanno saputo ascoltare, io ho adattato il mio linguaggio e ho portato un punto di vista diverso.

Sei diventata Presidente del Comitato Impresa Donna. Che eredità è quella di un gruppo di questo tipo?

È ricca di aspettative, il Cid è molto attivo, sul pezzo, orientato al fare. Sto ripercorrendo il tracciato che era già lì, ben visibile, insieme a colleghe, donne attive e partecipi. Ho ricevuto il testimone da un’altra imprenditrice, Beatrice Sgarbi, che ha impostato il lavoro negli ultimi due anni e lo ha condotto in modo efficace. Sono partita con tanta energia e con la voglia di fare bene: il piano di lavoro comprende tante attività che abbiamo distribuito negli anni di mandato. L’anno scorso abbiamo creato un tavolo di lavoro sul caregiving, sono emersi tanti problemi legati al lavoro autonomo e alla disparità di diritti con chi lavora come dipendente. Un aspetto che mi risuona molto, dato che ho vissuto entrambe le situazioni. È stata un’attività iniziata proprio da Beatrice, conclusa con un evento insieme a CNA Modena. Poi abbiamo avviato un progetto sulla conciliazione vita e lavoro attraverso un percorso formativo, sovvenzionato dalla regione. Abbiamo voluto un gruppo ristretto accomunato dalle stesse situazioni, che fosse un’occasione di confronto e non una formazione asettica e teorica. I due formatori hanno creato un’esperienza divisa in due parti: una più teorica e l’altra pratica sulla gestione delle emozioni, usando le corde di un pianoforte e la loro frequenza. Stiamo pensando di fare altre edizioni o sviluppare l’edizione già fatta. E quest’anno abbiamo lanciato un’altra iniziativa dedicata all’educazione finanziaria. L’obiettivo è alfabetizzare le donne e creare uno spazio protetto in cui poter fare domande senza paura di chiedere. E dato che la tecnologia può essere un supporto utile, abbiamo coinvolto anche alcune startup per delle applicazioni.

Quali sono le priorità del mondo femminile in questo momento a tuo parere?

Secondo me non ce n’è una sola, ci sono tante sfaccettature, più di quelle che ci immaginiamo. Per esempio, il linguaggio: molte imprenditrici hanno dipendenti uomini e devono capire come rapportarsi, che tipo di comunicazione usare. La questione di genere passa anche da questo. È un sistema intero da prendere in mano.

Un ultimo pensiero da lasciare a chi leggerà questa intervista?

Ho uno zaino con tante cose, con le mie due vite, ambiti diversi, io questo lo sto ancora esplorando. Da questo zaino tiro fuori ciò che ho imparato e lo condivido, prendendo dalle altre donne che mi sono vicine ciò che hanno nel loro. Senza paura e con la libertà di raccontarsi.

Grazie Ilenia!

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