15 Aprile 2026
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LA GRAZIA A NICOLE MINETTI

DJ SI, MA CARCERE NO

di Fabrizio Rappini

Fa molto discutere la grazia concessa a Nicole Minetti in quanto deve occuparsi di un minore bisognoso di cure complicate. È stata concessa dal Presidente della Repubblica su richiesta del ministro Nordio. Per onore di verità e precisione, il Presidente della Repubblica quando gli arriva la pratica già sostenuta dal Procuratore Generale presso la Corte di Appello competente e porta già la firma del Ministro di giustizia (che fino a pochi anni fa aggiungeva anche Grazia alla denominazione) la firma è solamente un passaggio formale dovuto. Ora però sorge più di qualche dubbio. Non sulle cure di cui ha bisogno il minore chiamato in causa, ma sulla effettiva necessità di concedere alla ex igienista dentale di Berlusconi la grazia. Sarebbe infatti interessante andare a vedere come la signora Minetti in questo periodo ha dato prova delle sue personali cure verso il minore e della incompatibilità di poche ore settimanali di lavori socialmente utili con queste cure, piuttosto che con la sua abituale permanenza all’estero in famose discoteche. Nicole Minetti, dopo aver lasciato l’igiene dentale e le cene eleganti ad Arcore si è dedicata fino ad oggi a fare la Dj fra discoteche ad Ibiza e negli Stati Uniti d’America. Comunque, viene da chiedersi quanti siano in Italia i casi di detenuti con gravi situazioni familiari ai quali, però, la grazia non viene concessa e mostra come la Legge, in molte occasioni non sia sempre uguale per tutti, ma per qualcuno sia più uguale. Per avere una risposta a questo, ognuno di noi può rivolgersi alla Associazione Antigone (www.antigone.it), associazione “per i diritti e le garanzie nel sistema penale”, nata alla fine degli anni Ottanta. Di seguito sulla vicenda della grazia a Nicole Minetti pubblico l’editoriale di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano.

TROPPA GRAZIA

di Marco Travaglio – 12 Aprile 2026

“La grazia concessa dal presidente Mattarella a Nicole Minetti in gran segreto a febbraio e rivelata ieri dal Fatto e da Mi manda Rai3 dimostra due cose. 1) Per il capo dello Stato basta e avanza un mandato di 7 anni: meglio evitare il secondo. 2) La legge, checché abbiano deciso gli italiani al referendum, non è uguale per tutti. Per i politici (anche defunti) e le loro igieniste dentali che li chiamano “love of my life”, li riforniscono di prostitute, partecipano alle loro orge, poi si fanno eleggere in Regione per accollare il conto ai cittadini e rubano pure rimborsi pubblici per farci pagare le loro spese private, la legge è più uguale. La velina del Quirinale che, appena uscita la notizia, evoca “le gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti, che necessita di assistenza e cure particolari presso ospedali altamente specializzati” è una toppa peggiore del buco. Sia perché, condannata per favoreggiamento della prostituzione e peculato a 3 anni e 11 mesi, la Minetti sarebbe rimasta a piede libero per la solita barzelletta dei “servizi sociali”, con tutto il tempo per accudire in ospedale il misterioso “stretto familiare minore”. Sia perché, fra le decine di migliaia di condannati in espiazione pena, saranno centinaia quelli con un familiare minore in ospedale: eppure, giustamente, continuano a scontare la propria condanna. Se poi – ma qui il Colle invoca la privacy che “non consente di rendere noti ulteriori dettagli” – ci fosse di mezzo un figlio adottivo, sarebbe curioso che un minore sia stato dato in adozione a una tizia che partecipava ai bunga-bunga vestita da suora con squillo anche e minorenni. Infine c’è un problemino giuridico: la doppia condanna della Minetti è definitiva dal 2022, ma per tre anni è rimasta sospesa in attesa che a dicembre 2025 il giudice di sorveglianza esaminasse la richiesta di servizi sociali. E anche lì s’è bloccato tutto con la richiesta di grazia, poi accolta dal Colle. Quindi la Minetti non ha ancora scontato un solo giorno di pena. E la Consulta, con la sentenza del 2006 sulla grazia a Bompressi che vedeva il ministro Castelli e il presidente Ciampi l’un contro l’altro armati, ha stabilito che la grazia spetta al capo dello Stato perché non solo deve giungere a debita distanza dalla sentenza definitiva, quando il condannato ha già scontato una congrua parte della pena, per evitare di sconfessare i giudici e di violare il “principio di eguaglianza”. Ma dev’essere anche un atto non “politico”, bensì “eccezionale” e “umanitario”, per “mitigare” e “attenuare l’applicazione della legge penale” quando “confligge col più alto sentimento della giustizia sostanziale”. Ma qui la Minetti non sarebbe finita in carcere, dunque non c’era nulla da mitigare e attenuare. Salvo l’idea abominevole che la legge sia uguale per tutti”.

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