19 Maggio 2026
marika mambelli

Come un capannone vuoto è diventato un rifugio per oggetti e storie di vita

Un immobile vuoto, la ricerca di un’idea e un’intuizione: creare l’albergo delle cose. Marika Mambelli ha creato un business sostenibile e umano che offre un nuovo modello di business nel settore immobiliare. Sono passati quattordici anni da quel 2012, quando è stato inaugurato il primo self storage a Forlì. Quel posto, un ex capannone dismesso è diventato lo spazio riservato per tante persone, che lì proteggono i loro oggetti più cari, pezzi di vita da conservare in un posto sicuro per aprire nuove opportunità e seguire altre direzioni. Oggi la Voce in capitolo è quella di Marika.

Facciamo il gioco del cosa sarebbe successo se… Marika non avesse incontrato questo mondo?

Non saprei cos’è un self storage e probabilmente il capannone di famiglia sarebbe stato venduto o messo in locazione. Lo hanno costruito i miei nonni nel 1983. Avevano iniziato a cucire i costumi da bagno quando erano giovani, nel classico garage dove, classicamente, iniziano le avventure imprenditoriali. Mi ricordo la mia infanzia tra le operaie che mi insegnavano a cucire e mamma che tagliava il campionario usando me come modella. La produzione cresce, arriva il primo capannone e, negli anni ’90, un altro uguale, proprio di fronte. Piano piano, negli anni, anche a causa dell’arrivo della concorrenza, la produzione viene trasferita all’estero e il capannone rimane vuoto circa nel 2010.

Cosa facevi prima del self-storage e come lo hai scoperto?

Devo riconoscere che il creativo di famiglia è mio padre. Ha sempre avuto tante idee e questa è solo una delle tante. Mi ha coinvolto quasi subito dopo essersi imbattuto in questo nuovo settore; io all’epoca lavoravo per una cooperativa e seguivo progetti divulgativi sull’ecologia, ero sempre in giro per la Romagna. Mi piaceva, ma non era un impiego stabile. Avevo 25 anni e sentivo che potevo fare di più. Mio padre mi parlò dei self storage, andammo a visitarne alcuni già nati in Italia e cercammo di capire se questa tipologia di business potesse essere adatta alla nostra situazione.

Qual è la prima cosa che avete fatto per far nascere questa attività?

Era ed è ancora un settore quasi completamente sconosciuto. Il contratto è atipico, non c’è un codice Ateco. Nessuno apre un’attività del genere da solo. Infatti, in una delle visite abbiamo intercettato dei consulenti che ci hanno affiancato nei passaggi principali. E poi abbiamo scelto il nome, unendo la tipologia al nome della nostra città. Volevamo esprimere l’amore per il nostro territorio e nello stesso tempo dare un messaggio chiaro alle persone. Infine, abbiamo deciso come organizzare lo spazio: nella parte del magazzino abbiamo installato i box, nella palazzina abbiamo creato il Business Center con uffici arredati chiavi in mano e sale meeting.

Quali sono le difficoltà che avete incontrato all’inizio?

La difficoltà di un cliente è proprio quella di capire quanto spazio può servire. Per questo gli spieghiamo che serve una visita: è un servizio da toccare con mano e vedere con gli occhi, per capire esattamente la metratura che occorre e tutta la qualità e i vantaggi. Non ci proponiamo solo ai privati, ma anche alle aziende, ai commercialisti e agli studi che devono conservare i documenti, alle agenzie immobiliari, ai traslocatori: è un servizio utile a tutta la comunità.

Cosa cercano le persone che vengono qui?

C’è chi sta affrontando dei cambiamenti di vita, chi cerca un box piccolo come ripostiglio di casa (giocattoli, albero di Natale, cambio armadi ecc), tanti collezionisti, le associazioni di volontariato con i loro materiali, le aziende per i documenti, per le scorte di magazzino e per avere un punto di smistamento per gli agenti di zona. Tutto il mondo dell’e-commerce, i militari che vanno in missione all’estero, le badanti, gli studenti fuori sede, gli sportivi, le famiglie straniere che arrivano e non hanno ancora una casa… Ricordo una cliente a cui ho fatto il contratto la vigilia di Natale del 2013. Ha ancora il suo Box.

Come hai unito la tua attività con le tue passioni personali?

Le persone che vengono qui si aprono volentieri, ti raccontano la loro storia; a volte ci sono coppie che si separano, persone che devono lasciare la loro casa e i loro oggetti per andare in casa di riposo. Per me il valore umano è fondamentale ed è una delle cose a cui tengo di più. Oltre a questo, c’è la mia passione per l’arte. Un esempio è l’inaugurazione che abbiamo organizzato nel 2012. Sono stati coinvolti gli artisti locali e gli abbiamo affidato un box ciascuno da personalizzare. Lo spazio ha preso una vita nuova e per qualche giorno si è trasformato in un percorso d’arte. Un format che poi abbiamo replicato per l’inaugurazione dell’ampliamento del Box, tre anni dopo.

Grazie Marika!

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