
NO AL TIFO DI PARTE
LAVORARE SERIAMENTE
PER FAR EMERGERE
FINALMENTE LA VERITA’
di Fabrizio Rappini
Un innocente in carcere e un colpevole in libertà? Non lo so, anche se il caso Garlasco sembra andare in questa direzione. Dico subito che non sono un tifoso di una parte o dell’altra, perché in questi casi non serve il tifo, ma serve arrivare alla verità. Di tifosi ce ne sono abbastanza nei tanti programmi che vanno in onda su tutte le televisioni. Molti di questi, fra l’altro, non sapendo nulla di cronaca giudiziaria. Eppure, continuano a parlare. Prima di addentrarmi ad analizzare i fatti, voglio fare un esempio che la dice lunga sull’informazione di certi anchorman nostrani. Massimo Giletti, qualche tempo fa, da Bruno Vespa sulla condanna di Alberto Stasi, ebbe a dire che era stata mite, “alla luce dei soli 16 anni inflitti”. Se si fosse informato, avrebbe evitato di dire una castroneria in quanto Alberto Stasi non è stato condannato a 16 anni, ma bensì a 24. Dal momento che aveva scelto il rito abbreviato che comporta una riduzione della pena di un terzo, quindi otto anni, 24 meno 8 fa appunto 16. Ecco, e questo è solamente uno dei tanti esempi di disinformati che vanno a pontificare in televisione.
Detto questo vengo alla vicenda Garlasco. Di professione ho fatto il Giornalista e ancora ritengo di esserlo. Ho anche una qualifica, probabilmente immeritata, di Criminologo e quindi per l’una e per l’altra cosa mi piace analizzare i fatti. E i fatti, ma soprattutto gli atti, portano a dire che oggi ci sono più indizi su Andrea Sempio, rispetto a quelli che portarono alla condanna di Alberto Stasi. All’epoca, da parte degli investigatori, vennero fatti una marea di errori in particolare da chi eseguì i rilievi scientifici. Ci sono state persone che, con il loro lavoro svolto in maniera criticabile, hanno portato alla condanna del fidanzato di Chiara Poggi. Bisogna però fare attenzione a una cosa importante: quando si parla di indizi non significa che ci siano prove e fino alla sentenza del terzo grado di giudizio deve valere il principio di innocenza. Allora qualcuno, giustamente, dirà che Alberto Stasi è stato giudicato colpevole “oltre ogni ragionevole dubbio” dalla Cassazione che nel nostro ordinamento giudiziario è il terzo e ultimo grado di giudizio. Esiste però anche la revisione che è un mezzo di impugnazione straordinario previsto dal Codice di Procedura Penale italiano. Consente di riaprire un processo già concluso con una condanna definitiva (passata in giudicato) per correggere gravi errori giudiziari e sostituire la condanna con un’assoluzione.
Ecco, senza essere tifosi di uno o dell’altro magari perché ci sta simpatico o antipatico, sarebbe bene essere tifosi della verità, qualunque essa sia. E per arrivare alla verità serve andare a fondo nelle indagini e portare i risultati davanti a un giudice. Senza paura, sapendo che se tutto è stato fatto bene, senza errori grossolani e deviazioni di strade, a vincere sarà la verità.
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