20 Agosto 2026
meloni

Non è una bella notizia. Anzi è una catastrofe. Nell’istruzione siamo quasi la pecora nera in Europa. Solo Lussemburgo, Ungheria, Malta, Grecia e Romania sono i i Paesi che spendono meno dell’Italia. Il nostro Paese, secondo le ultime rilevazioni Eurostat, che si riferiscono alla spesa pubblica, nel 2023 ha riservato appena il 4,1% del Pil al sistema d’istruzione: dal nido all’università.

La percentuale è inferiore alla media Ue che si è attestata al 4,7 per cento. E lontanissima da Paesi come la Svezia e la Finlandia, che sfiorano il 7%, ma anche del Belgio (6,2%).  E questo, inevitabilmente, si ripercuote sul livello di istruzione dei nostri giovani. Un dei dati più preoccupanti è quello della sulla di laureati, che ci fa slittare al penultimo posto nella Ue, dopo di noi c’è solo la Romania. Nel 2025 in Italia solo il 31,1% dei giovani aveva una laurea, quota lontanissima dal 45 per cento, obiettivo europeo.

E le ripercussioni poi ci sono sul sistema produttivo. Non a caso le imprese faticano a trovare tecnici specializzati. E di ieri l’allarme della Confartigianato di Cesena. Citato un dato nazionale: in Italia ci sono 621.180 richieste di lavoratori con elevate competenze digitali, di queste, il 50,8%, sono risultate difficili da reperire. In  Emilia Romagna la percentuale sale al 56,1. Un trend similare si registra nel Cesenate. E la situazione rischia di peggiorare perché la disponibilità di professionalità adeguate sarà sempre più decisiva per consentire anche alle micro e piccole imprese di cogliere le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale. 

Del resto secondo la rilevazione di Confartigianato, il 71,8% delle imprese italiane ha fatto investimenti in almeno un ambito della transizione digitale. Allo stesso tempo, il 58,6% indica proprio nella mancanza di personale qualificato il principale ostacolo all’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

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