25 Agosto 2026
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FAENZA. Inaugura martedì 1 settembre alle ore 18, in occasione di Argillà Italia, il II Atto di LOSING CULTURAL LANDSCAPES, la personale di Giorgia Severi a cura di Giovanni Gardini che da maggio è allestita nella Project Room del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza.

Losing Cultural Landscapes, presenta una serie di opere che si configurano come un’importante sezione di Ghost Landscapes, un macroprogetto che Giorgia Severi porta avanti dal 2016 e che ruota attorno ad un archivio infinito di luoghi dal significato culturale, naturalistico e politico che per ragioni climatiche, geologiche ed antropiche stanno cambiando molto velocemente. Losing Cultural Landscapes è dedicato alla terra d’origine dell’artista, la Romagna, e punta lo sguardo sulle architetture rurali che ne hanno caratterizzato il paesaggio agreste e sugli alberi che nel corso dei secoli storia ne hanno definito l’identità, le tradizioni, il legame ancestrale e l’economia agricola. Da questo punto di vista l’artista si fa narratrice-interprete di quell’eredità culturale che ancora sopravvive e in cui passato e presente si intrecciano nell’urgenza di voler approfondire i caratteri identitari della propria terra.

Dopo il I Atto, che aveva puntato lo sguardo sulla Vitis Vinifera e sui Capanni e Colombaie, nel II Atto l’attenzione va ai pini, una presenza caratteristica della terra romagnola. Sotto il nome di Pinus sativa è raccolta una serie di calchi, realizzati in collaborazione con Ceramica Gatti 1928, che raccontano il Pinus piena o il Pinus sativa e quella pineta che, nel corso dei secoli ha caratterizzato la fascia costiera sia come paesaggio sia come spazio di sussistenza e di lavoro. Quel confine svettante e luminoso tra la terra e il mare, un ecosistema tanto prezioso quanto fragile, da tempo è oggetto di attenzione da parte di Severi: come non ricordare Restoring the world, il progetto concepito in seguito all’incendio che aveva distrutto la pineta di Lido di Dante e Classe? A quel lavoro di cura delle ferite, di restauro e denuncia al tempo stesso, si sono affiancati i frottage su carta e poi i calchi in ceramica. In queste ultime opere le secche cortecce dei pini si mostrano trasfigurate nei colori dell’indaco e del bianco, del giallo e dell’azzurro. Offrendoci una nuova percezione della realtà Severi invita tutti a «cambiare il modo di comprendere le cose», per «cambiare l’ordine del mondo».

Giorgia Severi (1984, Ravenna), artista e agricoltrice, ha studiato restauro del mosaico e successivamente all’Accademia di Belle Arti di Ravenna. Nella sua ricerca multimediale che include pittura a frottage, scultura in ceramica, fotografia e video, si occupa di ambiente, paesaggio ed ecologia archiviando frammenti di paesaggi naturali e culturali che vanno scomparendo o modificandosi per azione antropica, geologica e climatica. Le opere di Severi aprono una visione sul paesaggio naturale, culturale e politico da cui emergono aspetti scientifici, antropologici e storici. Le sue opere partecipano a mostre e progetti nazionali ed internazionali.

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