La tragedia degli istriani e giuliano-dalmati deve essere ricordata

L’esodo degli italiani istriani e giuliano dalmati, consumatosi fra il 1945 e la fine degli anni Cinquanta, costituisce un’autentica tragedia nazionale, per troppo tempo dimenticata o sottovalutata, che giustamente il Giorno del Ricordo, si occupa di riportare alla nostra attenzione. La dispersione di intere comunità di nostri connazionali dell’Istria e della Dalmazia (oltre 300.000 persone), costretti ad abbandonare per sempre terre che abitavano da secoli, fu la conseguenza della feroce politica anti-italiana praticata dal Movimento popolare di liberazione jugoslavo facente capo al Partito comunista di Tito. Una politica in cui confluivano moventi ideologici, sociali, nazionalistici, che solo in parte è corretto mettere in diretta relazione con le ottuse pratiche di italianizzazione forzata attuate dal fascismo a danno delle popolazioni slave, croate e slovene, e con la spietata occupazione militare italiana durante la Seconda guerra mondiale (aspetti, sia chiaro, che non debbono essere minimamente sottaciuti). A monte delle violenze dei titini vi era difatti un preciso disegno strategico: la de-italianizzazione radicale di quelle terre, funzionale alla creazione di un grande stato nazionale jugoslavo egemone sul mare Adriatico, che avrebbe dovuto arrivare sino alla linea dell’Isonzo, inglobando Gorizia e Trieste. Così, a fare le spese delle brutalità titine, di cui le moltissime vittime delle foibe sono il simbolo più dolorosamente celebre, non furono soltanto i fascisti e i collaborazionisti veri o presunti; furono tutti gli italiani in quanto tali, senza distinzioni di sorta, persino, talvolta, i partigiani comunisti delle Brigate Garibaldi.

La prima comunità italiana a prendere la via dell’esodo fu quella di Zara. Dopo la firma del trattato di pace di Parigi, il 10 febbraio 1947, fu la volta di quelle di Fiume e di Pola, che gli accordi di pace assegnavano al nuovo stato jugoslavo comunista. Poi se ne andarono gli italiani che abitavano i territori dell’Istria orientale e meridionale, con le città di Parenzo, di Rovigno, di Albona. Resistettero più a lungo gli abitanti della cosiddetta zona B del mai costituito “Territorio libero di Trieste”, ossia della fascia costiera nord occidentale dell’Istria, che, a norma del trattato di Parigi, avrebbe dovuto concorrere assieme a Trieste alla costituzione di uno stato cuscinetto fra Italia e Jugoslavia, ma che rimase di fatto controllata dalle autorità jugoslave. Quando, tra il 1953 e il 1954, apparve chiaro che il dominio jugoslavo era divenuto irreversibile anche su quei territori, scattò la decisione collettiva di partire. Come noto, l’annessione alla Jugoslavia sarebbe stata ufficializzata soltanto diversi anni più tardi, col trattato di Osimo del 10 novembre 1975. La Jugoslavia di Tito si era ormai da molti anni staccata dal blocco sovietico e vi era tutto interesse da parte del governo italiano, nell’ambito della cinica logica della guerra fredda, ad intrattenere buoni rapporti con Belgrado.

Ma, all’interno del dramma dell’esodo se ne consumò un altro, per certi versi ancora peggiore: quello della brutta accoglienza che l’Italia riservò agli esuli istriani e giuliano-dalmati, confinati, spesso per anni, in campi di raccolta improvvisati, inizialmente privi anche dello stretto necessario per vivere, circondati dalla diffidenza, quando non dalla aperta ostilità (veicolata dalla propaganda stalinista del Pci) dei loro connazionali.

È bene dunque che sia stato istituito il Giorno del Ricordo, così come è giusto che la narrazione di quelle dolorose vicende che hanno coinvolto così tanti nostri concittadini sia finalmente arrivata a tutti, dopo essere stata per troppo tempo confinata a studi settoriali, o, peggio ancora, elusa, espunta dalla nostra storia nazionale, per remore ideologiche fortunatamente ormai superate.

Alessandro Luparini

ISR Ravenna

In occasione del Giorno del Ricordo, giovedì 14 febbraio alle ore 16, nella Sala del consiglio provinciale, sarà presentato da Giuseppe Masetti e Alessandro Luparini (ISR Ravenna) e proiettato il documentario “Le vie della memoria. Un percorso tra le violenze del Novecento sul confine orientale” realizzato dalla Provincia di Trieste e dall’Istituto regionale per il movimento di Liberazione in Friuli Venezia Giulia.

L’iniziativa è a cura dell’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea in Ravenna e provincia (ISR Ravenna) col patrocinio della Provincia e del Comune di Ravenna.

 Oltre agli amministratori degli enti coinvolti, saranno presenti per un saluto alcuni protagonisti dell’esodo giuliano dalmata che è stato oggetto lo scorso anno di un programma di interviste e storie di vita raccolte nel Comune di Ravenna proprio dall’Istituto storico e diffuse nel video “Esuli” proposto anche quest’anno in diversi comuni in occasione del Giorno del Ricordo.

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