Si chiude il sipario sulla Notte delle stelle, parliamo della statuetta più ambita nel mondo del cinema.

Domenica 4 marzo, i riflettori sono tutti puntati sul Dolby Theatre di Los Angeles e sui lunghi metri di tappeto rosso  sul quale le star più importanti del cinema mondiale faranno la loro comparsa, fino alla tanto attesa premiazione. La cerimonia degli Oscar arriva alla novantesima edizione, nonostante la longeva età, non smette di sorprendere e regalare forti emozioni, tra i nomi dei vincitori spicca anche una pellicola nostrana.

Guillelmo del Toro è sia fisicamente, che moralmente, il vincitore assoluto degli Oscar 2018. Il suo film “La forma dell’acqua” si aggiudica diversi riconoscimenti: miglior film, miglior regia, miglior scenografia e miglior colonna sonora originale, nonostante le accuse di plagio e il fatto che molti esperti del settore dessero quasi per scontata la vittoria del titolo di miglior film a  “Tre manifesti di Ebbing, Missouri”. Del Toro, vince con una storia d’amore che non lascia spazio all’indifferenza, un mostro e una donna che riescono a capirsi e ad amarsi pur senza riuscire a comunicare verbalmente, l’amore disperato dei due amanti non necessita di parole terrene per esprimersi con forza e per arrivare dritto al cuore dell’osservatore.

Tre manifesti di Ebbing, Missouri”, non torna comunque a casa sconfitto, anzi. Francis McDormand vince l’Oscar come miglior attrice recitando la parte della mamma guerriera che lotta incessantemente per avere chiarimenti sulla morte della figlia. Non sorprende affatto l’Oscar a Sam Rockwell che nel ruolo di “bastardo sudista” ci sta come il panettone a Natale. Una parte molto simile gli venne affidata ne “Il miglio verde”, pellicola divenuta un cult di fine anni ‘90. E’ lui che rappresenta la svolta del film e quello che all’inizio sembra un raccomandato poliziotto di provincia con idee filo-razziste, decide di darsi una chance per migliorare, miglior attore non protagonista, nulla da obiettare.

Nel cuore di ogni persona amante della saga di Harry Potter, non poteva non esserci la speranza per una possibile vittoria di Gary Oldman alias Sirius Black come miglior attore protagonista nel film “L’ora più buia”, siamo stati accontentati. Da attore con strabilianti doti trasformative quale è, Oldman sbaraglia la concorrenza vestendo i panni di Wiston Churchill. Il film si aggiudica anche la statuetta per miglior trucco e acconciatura. Disattesa la grande aspettativa nei confronti de “il filo nascosto”, nonostante le sette nomination, riesce a portare a casa solo il premio migliori costumi. Allyson Jonney si aggiudica il titolo di migliore attrice non protagonista con il film “Tonya”, non male come risultato a fronte delle tre candidature e del peso dei rivali nelle altre due categorie (miglior attrice protagonista e miglior montaggio).

Tra i vincitori spicca un nome italiano, quello di Luca Guadaglino e del suo film “Chiamami col tuo nome” che riesce a ottenere la vittoria come miglior sceneggiatura non originale. Il colossal moderno “Dunkirk” fa incetta di premi grafico-tecnici: miglior sonoro, miglior montaggio e miglior montaggio sonoro. Riconoscimenti anche per “Blade Runner 2049: miglior fotografia e migliori effetti speciali. Stupisce la vittoria di “Get out-Scappa, per la miglior sceneggiatura originale, il genere thriller non ha mai avuto tanta considerazione agli Oscar.

Coco”, film d’animazione targato Disney Pixar vince come miglior film d’animazione e per la miglior canzone: Remember me. Sempre per quanto riguarda l’animazione, il miglior corto animato lo vince “dear basketball.  Il miglior film straniero è cileno e s’intitola: “una donna fantastica”. Gli ultimi titoli in lizza vanno a “Icarus”, “Heaven is a trafic jam on the 405” e “Silent child”, vincenti rispettivamente nelle categorie: documentario, corto documentario e cortometraggio.

L’Oscar non è solo un premio al migliore, esso è anche testimone di un momento storico particolare, per questo l’aspettativa era di vedere vittorioso il film “Tre manifesti di Ebbing, Missouri”. Il tema della violenza sulle donne, drammaticamente attuale e causa di profondi scandali nel mondo cinematografico, a maggior ragione nei primi Oscar in cui manca Harvey Weinstein, ci si aspettava che vincesse. Ce lo si aspettava forse perché l’anno scorso “Moonlight” riuscì a battere un film meritevole e quotato come “La la land”, lanciando un’ondata di black soul  contro lo scoglio del neo eletto Donald Trump. Un film che quindi cadde proprio nel momento perfetto per essere visto come una critica alle dichiarazioni spesso poco consone del presidente in merito a diritti civili e immigrazione, rappresentando una sorta di scontro biblico dove Davide riesce a mettere Golia al tappeto, il trionfo del cinema d’autore. Il bello degli Oscar è anche questo, il gusto dell’inaspettato.

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