3 Giugno 2026
FOTO TIZIANA DERVIS FORLÌ CHIESA DELLA TRINITÁ BR 25

Con la visita guidata all’Abbazia di Sant’Andrea di Dovadola sì è concluso il ciclo di appuntamenti denominato “Pievi e antiche chiese. A spasso per la Romagna”. La rassegna, che si è sviluppata durante i sabati pomeriggio del mese di maggio 2026, ha consentito di illustrare la storia, gli aspetti culturali e religiosi, nonché le opere d’arte delle Pievi di Barisano e di San Pietro in Trento, della Chiesa della Santissima Trinità, oltre che della Badia di Dovadola.
La partecipazione del pubblico è sempre stata sopra le aspettative ed è stato calcolato che oltre 800 persone hanno seguito complessivamente le quattro iniziative. A tutti i partecipanti è stata consegnata in omaggio copia dell’ottavo numero della pubblicazione che riporta le descrizioni dei luoghi di culto visitati redatte dallo storico dell’arte Marco Vallicelli, le fotografie più rappresentative dei luoghi scattate da Tiziana Catani e Dervis Castellucci e i testi di carattere storico di Marco Viroli e Gabriele Zelli (eventuali richieste del volume possono essere inviate a gabriele.zelli@gmail.com).
Particolarmente soddisfatto dell’esito del progetto si è detto Claudio Guidi, presidente dell’Associazione Antica Pieve, sodalizio che dal 2018 organizza questi eventi, quest’anno svolti in collaborazione con il Lions Club Forlì Host e il Lions Club Forlì Valle del Bidente nell’ambito del service nazionale Custodi del tempo.
Tutti gli appuntamenti hanno destato molto interesse nei partecipanti che hanno potuto apprendere che le più antiche attestazioni della pieve di Barisano provengono da due documenti anteriori all’anno Mille (uno del 20 settembre 947 e l’altro dell’anno 992), sebbene sia stata fondata in epoca ben anteriore a queste date e probabilmente durante il VI-VII secolo, periodo durante il quale la bassa forlivese fu fatta oggetto di organizzazione ecclesiastica. La chiesa attuale, di piccole dimensioni e dalle linee semplici, in origine era in realtà ben più imponente, sorta sui resti di una precedente basilica paleocristiana. Oggi si presenta a navata unica e ciò la rende estremamente rara, anche in considerazione del fatto che le altre pievi ravennati del territorio e vicine sono tutte a tre navate.
Per quanto riguarda la Pieve di San Pietro in Trento, mentre la tradizione ne colloca la fondazione ai tempi di Galla Placidia, più verosimilmente la costruzione della chiesa si può far risalire al VI-VII secolo. Difficile stabilire la cronologia della costruzione dell’edificio, che viene menzionato per la prima volta nel 978 (in documenti sono conservati presso l’Archivio Arcivescovile di Ravenna): opinione corrente però è che la struttura si debba ritenere fondata agli inizi del IX secolo. L’architettura della Pieve è ispirata a modelli bizantini diffusi dalla città di Ravenna, rielaborati nelle dimensioni e con particolarità architettoniche più padane. 
Della Chiesa della Santissima Trinità è stato ribadito che sorge sulle fondamenta di un luogo di culto più antico, risalente al IV o V secolo. L’orientamento originario dell’edificio era inverso rispetto a quello attuale, per cui l’entrata era rivolta verso occidente, ossia verso l’esterno della città, fungendo da invito ai pellegrini che provenivano dal contado. L’attuale disposizione della chiesa venne portata a termine nel 1782. Dell’antica costruzione resta il campanile trecentesco, a torre quadrata in mattoni a vista, il quale, nel 1938, è stato anch’esso oggetto di modificazioni al tetto a cui furono applicate le cinque cuspidi tuttora visibili. Sino al riassetto barocco avvenuto alla fine del Settecento, la chiesa custodiva le tombe di grandi artisti forlivesi del Rinascimento, tra cui Melozzo degli Ambrogi (1438-1494) e Francesco Menzocchi (1502-1574), andate perdute in seguito ai successivi lavori.
Per l’Abbazia di Sant’Andrea di Dovadola, che risale XI secolo, è stato ricordato che fu costruita in un punto in cui anticamente sorgeva un monastero fondato da monaci Cluniacensi, fuori dal centro abitato di Dovadola, sul fiume Montone, poi passato ai Cistercensi. La prima notizia del luogo di culto è contenuta in una pergamena del 13 marzo 1005, con cui l’abate del monastero di Sant’Andrea in Ravenna concesse in enfiteusi, oltre ai vari terreni, la chiesa di Dovadola anch’essa dedicata a Sant’Andrea, con le sue pertinenze di terre, vigne, edifici e con la mansione (dal latino mansio) costruita accanto ad essa.
Al suo interno si trova il sepolcro della Beata Benedetta Bianchi Porro (1936-1964).

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