14 Maggio 2026
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Visite guidate in programma domenica mattina 17 maggio 

Domenica 17 maggio 2026, alle ore 10.00 e alle ore 11.00, Filippo Tadolini e Gabriele Zelli condurranno due visite guidate a Villa Gesuita. Il ritrovo è previsto un quarto d’ora prima dell’inizio degli appuntamenti in via Caprera 38-40, quartiere Ca’ Ossi, Forlì. 

Questi ulteriori due appuntamenti fanno parte del progetto denominato “Le dimore di Angelo Masini”, ideato da Jacopo Leonardo, Filippo Tadolini, Marco Viroli e Gabriele Zelli, che permette di raccontare la vita del grande tenore forlivese anche per quanto riguarda la sua attività di possidente, di imprenditore agricolo e di benefattore. Il ciclo di iniziative è stato promosso dal Lions Club Forlì Host e dal Lions Valle del Bidente nell’ambito del Service nazionale “Custodi del tempo”, dall’Associazione Forlì per Giuseppe Verdi, dall’Associazione Casa Masini, dal Touring Club Italiano e dal Comitato Pro Forlì Storico-Artistica, in collaborazione con la Cooperativa Sociale L’Accoglienza e il Villaggio della Gioia – Comunità Papa Giovanni XXIII. 

Partecipazione libera. Non è necessario prenotare. Le visite non si svolgeranno in caso di pioggia. Per informazioni: Gabriele Zelli 3493737026.

Si segnala che, oltre ai due momenti indicati, Villa Gesuita sarà visitabile anche nell’ambito di Zardin nelle giornate di sabato 16 e domenica 17 (consultare il sito www.zardin.it).

Villa Gesuita

Villa Gesuita deve il suo nome all’essere stata, in origine, casa di villeggiatura dei Gesuiti. Quando l’ordine venne soppresso nel 1773, la proprietà fu acquistata dai conti Benzi, nobile famiglia forlivese. Il 22 novembre 1883 fu poi Angelo Masini a rilevarla dal conte Scipione Benzi, con l’intento di destinarla a dimora del proprio fattore.
Come risulta dall’atto notarile, la compravendita comprendeva una «possessione denominata La Gesuita con casa colonica e casino domenicale», oltre a un podere omonimo, per una superficie complessiva di oltre ventiquattro ettari, situata a Villa Bussecchio, oggi nel territorio di San Martino in Strada, lungo via dell’Appennino. Il prezzo fu stabilito in 66.916,10 lire, una cifra rilevante per l’epoca. La trattativa venne condotta dal canonico don Angelo Zoli, mandatario del tenore, allora domiciliato a Milano. 
Il complesso è caratterizzato da un elegante palazzotto settecentesco a due piani, inserito in un’area delimitata da una siepe di pioppi, tigli e robinie, e circondato da un ampio giardino. Ai margini del prato si trovano quattro statue settecentesche raffiguranti le stagioni, mentre sul fondo si apre il cancello che un tempo conduceva direttamente ai campi.
Secondo quanto scrive Umberto Foschi sulla rivista La Piè (settembre-ottobre 1964), il tenore non frequentava abitualmente la Gesuita, preferendo soggiornare nella Villa Cosina, a Faenza, e al Castellaccio, oggi Casa Masini, nel territorio ravennate.
Nel 1930 il nipote Raul Masini Risi, divenuto proprietario, fece costruire un oratorio dedicato a San Giuseppe e trasformò la villa in una dimora di particolare pregio, arricchendola con mobili antichi, quadri e numerosi ricordi appartenuti al nonno. Si trattava, in gran parte, di doni ricevuti dal tenore durante i suoi trionfi in Russia, offerti dallo zar e dai suoi ammiratori.
Durante la Seconda guerra mondiale la villa subì diversi danni, anche perché fu utilizzata come sede di comando militare, prima dalle truppe tedesche e poi da quelle alleate, in particolare polacche. Al termine del conflitto, il proprietario dovette affrontare un lungo e impegnativo lavoro di ripristino. A ciò si aggiunsero, negli anni successivi, gravi episodi di furto: nel 1974 furono sottratti oggetti in argento e peltro, mentre nel 1976 vennero rubati mobili di grande valore, tra cui quattro comò d’epoca e un tavolo in noce, per un ammontare complessivo di circa otto milioni di lire. La villa fu così progressivamente privata dei suoi arredi più preziosi.
Raul Masini Risi e la madre Edvige Risi, moglie di Francesco Masini, figlio maggiore del tenore, mantennero sempre un forte legame con la comunità locale. Nel 1947 aprirono il parco della Gesuita alle attività pastorali della nascente parrocchia di Ca’ Ossi. Numerose fotografie documentano le feste religiose che vi si svolgevano, come il Corpus Domini, le prime comunioni e la ricorrenza di Sant’Edvige, alla presenza della stessa Edvige Risi.
Proprio su terreni donati dalla famiglia Masini fu costruita la chiesa di San Pio X, i cui lavori iniziarono nel 1955. Pochi mesi prima della sua morte, il 15 maggio 1978, Raul Masini Risi espresse nel testamento olografo la volontà di lasciare alla parrocchia «la mia villa Gesuita con la casa colonica, la casa del custode, il garage, la chiesina e tutte le somme di denaro» derivanti dagli espropri dei terreni effettuati nella zona.
Dal 1995 la villa è utilizzata dalla Cooperativa sociale L’Accoglienza, che ne ha restituito una funzione viva, in continuità con quella vocazione sociale e comunitaria che, nel tempo, ha caratterizzato questo luogo. 

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