15 Luglio 2026
EVIDENZA

Un gioco che aiuta a crescere

Il ruolo del Tecnico Educatore

L’attività del Velodromo “Servadei”

I “segreti” di Ercole Della Torre

di Fabrizio Rappini

Magari non tutti sanno che l’attività su pista è praticata, ovviamente con le dovute accortezze, anche da Giovanissimi.

I “Giovanissimi”, così vengono definiti gli atleti, di ambo i sessi, appartenenti alle categorie giovanili, vengono suddivisi in 6 diverse categorie per ogni età, in particolare: G1: 7 anni; G2: 8 anni; G3: 9 anni; G4: 10 anni; G5: 11 anni; G6: 12 anni.

La loro attività la praticano con le bici che normalmente usano in strada, perché quelle da pista, con lo scatto fisso, sarebbero troppo pericolose. Quelle inizieranno ad usarle dai 13 anni, in pratica dalla categoria Esordienti.

L’attività sulla pista del Velodromo “Servadei” è una vera e propria scuola che oltre ad insegnare fa divertire i ragazzini che sempre più numerosi aderiscono ai corsi che si svolgono ogni lunedì pomeriggio e se qualcuno vuole vedere cosa succede, l’ingresso è libero.

“Professore” è un tecnico che nella sua lunga attività ha ottenuto successi ai vari livelli. Si chiama Ercole Della Torre e sarà lui a spiegarci cos’è e come si svolge l’attività.

E allora la parola ad Ercole.

Il Velodromo e i giovanissimi

Mi presento: sono Ercole Della Torre, Direttore Sportivo e tecnico delle categorie internazionali per la Federazione Ciclistica Italiana. Lavoro come direttore sportivo per il Pedale Riminese Frecce Rosse e collaboro come consulente preparatore con diverse realtà, tra cui la squadra femminile svizzera Free Time Women Team. Insomma, la mia agenda era già piuttosto fitta quando il presidente del velodromo “Glauco Servadei”, Fausto Tardozzi, mi ha chiamato chiedendomi una mano come responsabile tecnico del settore giovanissimi.

Al velodromo non si può dire di no. Dietro a quell’impianto c’è una storia importante, un patrimonio sportivo e culturale che appartiene alla città e al ciclismo italiano. E poi la pista è la massima espressione della tecnica ciclistica: è davvero l’università del ciclismo. Ogni volta che ci entri, anche dopo anni di esperienza, c’è sempre qualcosa da imparare.

Un ruolo delicato: educare prima ancora che allenare

Lavorare con bambini dai 7 ai 12 anni è un compito delicatissimo. Significa smorzare i toni agonistici, trasformare la tecnica in gioco, inventare continuamente nuove sfide che li facciano crescere senza farli sentire “atleti in miniatura”. Prima di tutto devono innamorarsi della bicicletta, della cultura del movimento, della curiosità.

L’appuntamento è tutti i lunedì dalle 16.45, prima un’oretta con i più piccoli e chi ancora non si sente particolarmente sicuro, poi un po’ di più con quelli più grandicelli.
Il primo approccio è stato farli entrare in un mondo diverso e anche se non usano ancora la bici da pista, ho voluto che la conoscessero, che la toccassero, che capissero perché è fatta così. Poi la spiegazione del velodromo: le righe, le traiettorie, i rettilinei che scendono verso il centro e soprattutto le curve, con i loro 46 gradi di pendenza che per un bambino sono quasi una montagna verticale. Vederli spalancare gli occhi è stato il primo segnale che eravamo sulla strada giusta.

La tecnica come gioco: “la potenza è niente senza controllo”

L’attività dei giovanissimi non è fatta di volate e VO₂max. Prima di arrivare alle massime potenze bisogna imparare a gestire la bicicletta. Come diceva quella vecchia pubblicità: “la potenza è niente senza il controllo”. E in pista questo vale doppio.

La sicurezza è il primo mattone: imparare a ruotare il capo per controllare chi ti sta affiancando, capire quando e come spostarsi, percepire gli altri. Poi la sensibilità alla guida: in strada i bambini piegano già la bici, ma in pista è diverso. Il fondo è più liscio, più scivoloso, e soprattutto non è mai in piano. Ogni piegamento laterale richiede un bilanciamento del corpo, una finezza che si impara solo con la pratica e per insegnare tutto questo faccio spesso uso di coni: segnano traiettorie, creano slalom, diventano strumenti di gioco, come quando devono piegarsi dalla bici, raccogliere un cono e impilarlo, per loro si tratta di un gioco, ma dietro c’è equilibrio, coordinazione, controllo del mezzo.

Agilità: la capacità chiave dei giovanissimi

Tra le capacità prestazionali, la rapidità – o meglio l’agilità – è quella più allenabile in questa fascia d’età. Saper far ruotare le gambe velocemente è una competenza che si costruisce ora, e la pista è la palestra ideale: fondo veloce, traiettorie pulite, possibilità di lanciarsi in discesa e sperimentare sensazioni che altrove non esistono. È un ambiente che amplifica l’apprendimento.

I progressi, le cadute, i sorrisi

I bambini imparano in fretta. Le scivolate dei primi giorni sono già un ricordo lontano. Oggi il gruppo è cresciuto fino a 40 partecipanti, un numero che gratifica noi tecnici e i dirigenti per l’impegno profuso. Bambini e bambine partecipano con entusiasmo, sono educati, curiosi, propositivi, ma soprattutto girano con il volto sorridente, e questo per me è la gratificazione più grande!

Perché la pista insegna tanto, ma restituisce ancora di più: restituisce gioia, coraggio, amicizia, e quella scintilla negli occhi che ti fa capire che stai facendo la cosa giusta.

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