9 Luglio 2026
Vincenzo Camuccini, Pio VII (Vienna) (2)

Perché la Francia si interessò a Pio VII? Il Papa cesenate, così come il suo predecessore (Pio VI) fu maltrattato da Napoleone Buonaparte. Ma Pio VII intercedette per il suo carceriere e la sua famiglia esiliata e caduta in disgrazia. Comportamento che ha portato la moderna storiografia a chiedersi se questo Papa, apparentemente vittima del Bonaparte e delle sue mire imperialiste, in realtà non sia stato il vincitore sia colui che ha sfidato la sua protervia.

L’ultima biografia accreditata di Pio VII Chiaramonti (1800-1823) risale alla metà del Novecento ed era francese: Jean Leflon. La prima moderna proviene ancora dalla Francia: Jean-Marc Ticchi, così apprezzata che l’anno dopo l’Accademia di Francia le ha assegnato il prestigioso Premio Thiers.

Era quindi opportuna l’edizione italiana della biografia di Ticchi, che verrà presentata all’Abbazia del Monte sabato 11 luglio  – festa di san Benedetto, padre del Monastero cesenate e del monaco Chiaramonti – alle 11. Sarà illustrata dal prof. Daniele Menozzi, emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa, uno dei più grandi storici italiani, in particolare della storia della Chiesa dalla Rivoluzione francese a oggi. Intervengono anche l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, l’abate Mauro Maccarinelli, il sindaco Enzo Lattuca, la presidente degli Studi Romagnoli Alessia Morigi e il delegato episcopale per la Cultura Marino Mengozzi.

La biografia permette di conoscere e approfondire la personalità di un grande figlio di Cesena: monaco a 16 anni, professore a 24, vescovo a 40, cardinale a 43 e Papa a 58. L’ha realizzata e inserita nel suo catalogo la Società di Studi Romagnoli, su commissione della Diocesi di Cesena-Sarsina, che ha finanziato il volume insieme alla Fondazione Almerici-Montevecchio.

La figura e la statura di Chiaramonti sono delineate in modo approfondito ricorrendo a documenti e studi: tant’è che la bibliografia citata da Ticchi consta di ben 374 titoli. L’autore utilizza soprattutto le fonti archivistiche, fino all’utilizzo di diari testimoniali e di minute di coloro che avevano la responsabilità della custodia carceraria del Pontefice. 

Alla fine il lettore potrà apprezzare questo «ignoto monaco benedettino nato in Romagna elevato al Pontificato romano dopo più di quattro mesi di conclave, vincitore inatteso di una gara alla quale non aveva concorso. E non c’è dubbio: «Pio VII ha rinforzato l’autorità pontificia appoggiandosi alla propria debolezza. Uno dei “miracoli” di Chiaramonti!

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