Fuga dei cervelli? Magari… (#1)

Vivo in una piccola provincia. Forlì, poco meno di 120 mila abitanti e, almeno per una cosa, la penso all’opposto rispetto a tanti miei coetanei. Perché se intervistaste i giovani forlivesi ravvisereste almeno qualcosa in comune tra (quasi) tutti loro. L’odio per la città in cui vivono.

Un odio viscerale, condiviso e spesso poco motivato. Nel senso che le motivazioni che adducono non sono poi così tanto veritiere nè così pregnanti. E’ incredibile la quantità di ragazzi e ragazze che non perdono occasione di denigrare la propria città. Immaginate oggi, al tempo dei social network quanti status di facebook e quanti tweet che recitano la solita cantilena contro Forlì come città morta.

Le soluzioni che (quasi) tutti individuano come le migliori per combattere questa presunta situazione di stallo sono due: la prima prevede la fuga, andare via dalla piccola provincia romagnola per cercare in una qualsiasi metropoli del vecchio o del nuovo continente quello che (non) si trova qui. Il problema è sapere esattamente quello che si cerca, solo con le idee chiare in tal senso è possibile trovare quel qualcosa. La seconda soluzione, ancor più geniale, è continuare, solamente, a lamentarsi.

Perpetrando, di conseguenza, quella situazione di “calma piatta” che si accusa e subisce. Alcuni, ma sono pochi scelgono una terza via. Quella di restare e rimboccarsi le maniche, darsi da fare per cambiare lo status quo, rendendo la loro Forlì un posto più vivo.

Se Einstein fosse vissuto a Forlì avrebbe fatto il ragioniere, o l'insegnante

Se Einstein fosse vissuto a Forlì avrebbe fatto il ragioniere e avrebbe scritto post su Facebook contro la sua città

Io ho scelto un’altra strada. Chiamiamola quarta. Non è stata una scelta, ma un dato di fatto. E riguarda chi non vede alcuna tragedia nella sua piccola provincia romagnola. Non vede morte culturale, non vede stasi lavorativa, non vede il perpetuarsi, sempre uguale, dei riti sociali, artistici e culturali. La mia non è miopia e neanche spirito di adattamento, ma una lettura lucida della situazione, un’analisi fatta dopo anni di interrogativi e ricerche e soprattutto una fotografia scattata da una persona che ha viaggiato in lungo e in largo ma continua a tornare nella sua Forlì. Sempre più convinto.

Queste poche righe sono solo l’introduzione ad un discorso più ampio e complesso che potrete seguire su queste pagine. Senza una cadenza regolare, scriverò quando e come preferisco, riportando fatti realmente accaduti o opinioni strettamente personali. Parlando però di come questa mia, nostra, provincia, non abbia niente da invidiare a città come Milano, Londra, Tokyo o New York.
Schivando le pietre che sicuramente i più giovani mi stanno scagliando contro vi saluto calorosamente.

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michelangelopasini

Michelangelo Pasini è socio fondatore di Sunset, società cooperativa che si occupa di produzione audiovideo e documentario sociale. Si occupa da sempre di critica cinematografica