Torna il mosaico delle minoranze in Italia
Quante lingue può parlare una città? Per qualche tempo, la risposta sarà: molte più di quanto si immagini. A Forlì arrivano infatti le voci delle minoranze linguistiche storiche italiane come il sardo, il mòcheno, il ladino e il franco-provenzale, custodi di tradizioni, musica e culture che attraversano i secoli e continuano a raccontare la ricchezza del nostro Paese.
È proprio a queste lingue che No.Vi.Art dedica la terza e ultima edizione del festival “Il mosaico delle minoranze in Italia”, un progetto unico che trasforma Forlì in un luogo d’incontro tra culture, musica e memoria.
Il festival prenderà il via il 10 luglio con una giornata dedicata alla Sardegna. Alle 18.00, alla Fabbrica delle Candele, il coro Eufonia di Gavoi e il suo direttore, Mauro Lisei, terranno una conferenza-concerto sulla lingua e la cultura sarda; alle 21.00, l’Arena Ravaldino ospiterà il concerto Storie incantate della Sardegna del Coro Eufonia, sempre diretto dal maestro Lisei. L’evento è organizzato in collaborazione con Emilia Romagna Festival e con la FASI – Federazione delle Associazioni Sarde in Italia. Ingresso libero.
Fondato nel 1988, il Coro Eufonia di Gavoi porta sul palco molto più di un concerto: ogni brano racconta una comunità, ogni voce custodisce una lingua, ogni costume tradizionale racconta una storia. Il repertorio unisce composizioni originali e canti popolari, accompagnati da strumenti tipici della tradizione sarda, offrendo al pubblico un viaggio immersivo nella cultura e nelle tradizioni della Sardegna.
Il percorso proseguirà nei mesi estivi con altri tre appuntamenti dedicati ai Mòcheni del Trentino-Alto Adige (27 agosto), ai Ladini del Trentino (29 agosto) e ai Franco-provenzali della Valle d’Aosta (30 agosto), dando vita a un mosaico di culture che racconta un’Italia dalle mille diverse sfaccettature.
Con questo festival, No.Vi.Art lancia un messaggio chiaro: la diversità è una ricchezza da conoscere, preservare e condividere. Perché, a volte, per scoprire l’Europa non serve attraversare un confine: basta ascoltare le tante lingue che da secoli abitano il nostro Paese
Questo post è stato letto 19 volte
